

62. La liturgia nazista.

Da: G. L. Mosse, La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo
politico e movimenti di massa in Germania, 1815-1933, Il Mulino,
Bologna, 1996.

Nel seguente passo, tratto da un testo fondamentale per la
comprensione del fenomeno nazista, vengono analizzate le origini e
le caratteristiche della liturgia nazista. L'uso di questo
termine non  casuale: con esso lo storico statunitense George
Lachmann Mosse, nato in Germania da famiglia israeliana, si
riferisce a quell'insieme di cerimonie rituali attraverso le quali
il regime nazista celebrava se stesso e cercava di promuovere
l'adesione di massa alla propria ideologia come ad una religione.


La liturgia nazista si basava sull'organizzazione totale della
vita: ogni tedesco era obbligato ad appartenere a uno degli
innumerevoli gruppi controllati dal partito, i quali costituivano
l'ossatura necessaria per dirigere ogni attivit, non esclusa la
vita sociale. Naturalmente le Weihestunden (le ore della
venerazione) rientravano nei programmi di questi gruppi, specie di
quelli che si occupavano della giovent. Ma erano altri tipi di
attivit quelli che dominavano. Quando Hitler parlava della
realizzazione della sua visione del mondo, intendeva riferirsi non
solo al cerimoniale o alle riunioni, ma anche all'organizzazione
dell'uomo totale, sotto la guida del partito. Questo
completamento fu possibile solo quando i nazisti andarono al
potere, ma gi negli anni della lotta per il potere era stata
realizzata nei confronti degli iscritti al partito.
Fu un'azione di sostegno che si dimostr essenziale nel momento in
cui i nazisti da rivoluzionari divennero essi stessi ordine
costituito, e si trovarono a dovere affrontare problemi simili a
quelli del secondo Reich, forse anche pi pressanti per un
movimento che dipendeva unicamente dalla sua dinamicit. [...]
Organizzazione e liturgia divennero parte di quel ritmo
stagionale, che scandiva l'intero anno. Hitler promulg una legge
sulle feste che fissava le date della loro celebrazione; si mirava
a sostituire il calendario nazista all'anno cristiano, anche se si
continu a osservare il ritmo delle festivit cristiane. Tuttavia
la festa commemorativa degli eroi caduti, il solstizio d'estate,
il giorno del lavoro e altri anniversari continuarono a essere
mescolati, in alcuni calendari nazisti, con le tradizionali
festivit cristiane della Pentecoste e dell'assunzione della
Vergine. In complesso per l'anno nazista ebbe un ritmo proprio,
al quale tutti dovevano partecipare, assistendo alle ore di
venerazione o esponendo le bandiere alle finestre. Il cronista
della citt di Herne, durante il regime nazionalsocialista, ci ha
bene illustrato questo calendario: si trattava di un ciclo di
festivit che doveva essere sempre ripetuto. Gli esperti razzisti
del partito parlavano con riverenza di un rinnovamento del mito:
le feste tradizionali dovevano essere tenute in secondo piano e
cos il Natale fu trasformato nella festa del solstizio d'inverno
e la giovent hitleriana non canto pi gli inni natalizi, ma Notte
fonda dal cielo chiaro.
Fu fatto anche un tentativo, specie nelle scuole e nelle
organizzazioni di partito, di inserire le cerimonie nella routine
di tutti i giorni, per esempio l'alzabandiera e atti di devozione
la mattina e la sera. In una scuola superiore di Dsseldorf,
nell'anno 1935-36, i corsi furono interrotti diciannove volte per
le feste e le cerimonie naziste. In questo modo si riusc ad
inserire le feste, in quanto riti culturali, nella vita delle
organizzazioni e in quella di tutti i giorni. Nel pensiero di
Hitler non vi era alcuna chiara distinzione tra le necessit
pratiche dell'organizzazione e i riti del culto; il culto
nazionale si era fatto strada nella mente come una necessit
politica utile per ridare unit al mondo. [...].
Il culto del nazionalismo aveva trovato un sostenitore convinto.
La liturgia nazista ricopi in sostanza tutte le diverse
manifestazioni di cui abbiamo parlato: processioni simili a quelle
tipiche delle feste di associazioni come i cori maschili, per
esempio quella che sfil con i suoi carri alla presenza di Hitler
per l'inaugurazione della Casa dell'arte; Aufmrschen [sfilate],
cori recitativi, marce silenziose, professioni di fede, cori di
movimento. La mise-en-scne [messa in scena] rest quella ormai
familiare: lo spazio sacro e gli edifici che lo circondavano, gli
effetti di luce, le bandiere e, naturalmente, le fiamme. Il motto
niente spettatori solo attori ebbe realizzazione pratica creando
un'atmosfera di venerazione, comune a tutti i presenti, e
stimolando la partecipazione attiva. A volte questo clima di
adorazione ricordava l'eccitazione popolare del cristianesimo
medievale: nel 1933, per esempio, la citt di Dsseldorf cre un
vero e proprio culto intorno alle reliquie di Albert Leo
Schlageter, ucciso dai francesi per supposto sabotaggio durante
l'occupazione del bacino della Ruhr. Fu ricostruito il letto in
cui aveva dormito e fu offerto a Hitler un reliquiario d'argento
contenente il proiettile che si diceva avesse perforato il suo
cuore. Ma la venerazione per le reliquie non ebbe lunga vita,
perch l'onnipresente bandiera dei martiri costitu un simbolo
pi accettabile.
Tuttavia persino le ore di venerazione si fecero sempre pi
elaborate nel loro simbolismo, sino a raggiungere una forma di
esaltazione molto vicina al culto per le reliquie. Il
corrispettivo nazista del battesimo, la consacrazione del nome,
avveniva in una stanza speciale, al cui centro era posto un altare
sul quale all'immagine di Cristo era sostituito il ritratto di
Hitler dietro il quale stavano tre uomini delle SS, per
simboleggiare con la loro presenza reale il nuovo tipo di uomo che
il regime voleva creare. L'altare aveva ai lati dei recipienti nei
quali ardeva il fuoco e alberi della vita. Questa cerimonia
riassumeva gran parte di quel simbolismo di cui abbiamo tracciato
l'evoluzione: il tipo ideale della bellezza cos come era
realizzato nella forma umana, la sacra fiamma e il simbolo
dell'albero. Il ritratto di Hitler faceva parte integrante di
questo simbolismo, proprio come durante tutto il terzo Reich
avvenne per la sua persona. A completamento dell'analogia tra
religione cristiana e religione laica mancava solo un reliquiario.
Un culto come questo dimostra quanta strada il partito aveva
percorso dai primi anni quando, in alcune riunioni, una semplice
banda che suonava marce era bastata per suscitare nella folla lo
stato d'animo adatto.
